È una domanda che arriva spesso, ed è anche una delle più comprensibili.
Il sito è online, magari è stato curato nei dettagli, rappresenta bene l’attività e racconta quello che fai. Passano però i giorni, poi le settimane, e la sensazione è sempre la stessa: le visite sono poche, i contatti quasi nulli.
A quel punto il dubbio è inevitabile:
“Se ho il sito, perché non mi trovano?”
Oppure, ancora più diretto: “A cosa serve, se tanto nessuno lo vede?”
Partiamo da un punto importante: non c’è nulla di sbagliato in questa domanda.
Il problema non è porsela, ma immaginare che il sito, da solo, basti a farsi trovare.
Il sito non è una calamita
Uno degli equivoci più diffusi è pensare che il sito funzioni come una calamita: lo metti online e, in qualche modo, le persone iniziano ad arrivare. In realtà non funziona così, e non perché il sito sia fatto male o perché manchi qualcosa di tecnico.
Il sito non attira le persone.
Il sito le accoglie.
È un punto di arrivo, non un punto di partenza.
Aprire un sito è molto simile ad aprire un negozio fisico. Se lo apri in una strada che nessuno percorre, puoi avere un interno curato e un’offerta valida, ma le persone non entreranno semplicemente perché non sanno che esisti.
Online succede la stessa cosa.
Come arrivano davvero le persone su un sito
Le persone non navigano a caso sperando di imbattersi nel tuo sito.
Arrivano sempre da qualche parte ben precisa.
Nella pratica, il percorso è quasi sempre questo:
- nasce un bisogno o un dubbio
- cercano informazioni
- confrontano le alternative
- solo alla fine arrivano sul sito
Se il tuo sito non è presente nei punti in cui avviene la ricerca o la scoperta, resterà invisibile, anche se è online da mesi.
Google: il primo punto di passaggio
Il primo canale da cui le persone arrivano è quasi sempre Google, comprese le mappe. Quando qualcuno cerca un’attività, un servizio o una soluzione, parte da lì.
Google cerca di capire una cosa molto semplice: chi mostrare a chi, nel momento giusto.
Per farlo ha bisogno di segnali chiari:
- cosa fai
- dove lavori
- per chi sei utile
Se queste informazioni non sono chiare o non sono collegate bene al sito, Google non sa quando proporti. E se non lo sa, semplicemente non lo fa. Non è una penalizzazione, è mancanza di informazioni.
In questi casi il sito esiste, ma non viene mai intercettato da chi non ti conosce già.
I contenuti: spiegare, non “fare marketing”
Un altro elemento fondamentale sono i contenuti.
Non servono a scrivere tanto, né a riempire il sito. Servono a spiegare.
Spiegare cosa fai davvero, come lavori, a chi sei utile e cosa può aspettarsi una persona che ti contatta. Ogni contenuto è come un cartello che dice: “Se stai cercando questo, qui trovi una risposta”.
Quando un sito non ha contenuti, o ha solo pagine molto generiche, succedono due cose:
- Google ha poche informazioni per capire quando mostrarlo
- le persone non riescono a capire se sei la scelta giusta
Di conseguenza, anche quando qualcuno arriva, spesso se ne va senza fare nulla.
Gli altri canali: social compresi
C’è poi un’altra strada fondamentale da cui le persone arrivano su un sito: gli altri canali, e qui rientrano a pieno titolo anche i social.
Molti visitano un sito perché:
- hanno visto un contenuto sui social
- ti seguono da tempo e vogliono capirti meglio
- qualcuno li ha indirizzati a te
In questi casi il sito non viene trovato per caso, ma per continuità. La persona ti ha già incontrato altrove e usa il sito per approfondire, chiarirsi le idee o decidere se contattarti.
Se i social non rimandano mai al sito, o se il sito non viene mai citato come punto di riferimento, succede una cosa molto comune: le persone restano sul canale dove ti hanno scoperto e non fanno mai il passo successivo.
I social servono a farti conoscere e creare relazione.
Il sito serve a mettere ordine, spiegare bene e accompagnare alla scelta.
Perché tanti siti restano invisibili
Nella maggior parte dei casi non è un problema di grafica o di piattaforma. I siti restano invisibili perché vengono messi online e poi lasciati soli.
Succede quando:
- non sono collegati a Google e alle mappe
- non è chiaro da quali ricerche dovrebbero emergere
- non hanno contenuti che li tengano vivi
- non sono collegati ai social e agli altri canali
Il sito viene creato, ma poi rimane isolato.
La domanda che cambia tutto
A questo punto la domanda giusta non è più:
“Come porto traffico al sito?”
La domanda utile è un’altra:
“Da dove parte il mio cliente prima di arrivare al sito?”
Da una ricerca su Google?
Da un contenuto sui social?
Da una mappa?
Da un consiglio?
Quando questa risposta è chiara, anche le azioni diventano più semplici e ordinate. Senza questa chiarezza, qualsiasi tentativo rischia di essere casuale.
Il sito come centro del sistema
Il sito non è l’inizio di tutto, ma nemmeno qualcosa di inutile. È il centro. Funziona quando è collegato bene a ciò che lo circonda e quando ha un ruolo preciso nel percorso del cliente.
Se resta isolato, resta invisibile.
Se è integrato con Google, contenuti e social, inizia a lavorare davvero.
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Farsi trovare online non significa fare di più.
Significa fare le cose nell’ordine giusto.