Una volta che hai il sito, come fai davvero a farti trovare online?

Avere un sito online non basta per farsi trovare. Il sito non attira da solo le persone: funziona quando è collegato a Google, ai contenuti e agli altri canali che il cliente utilizza prima di arrivare. Restare invisibili non è un problema tecnico, ma di percorso. Farsi trovare online significa costruire il sistema giusto, nell’ordine corretto.

È una domanda che arriva spesso, ed è anche una delle più comprensibili.
Il sito è online, magari è stato curato nei dettagli, rappresenta bene l’attività e racconta quello che fai. Passano però i giorni, poi le settimane, e la sensazione è sempre la stessa: le visite sono poche, i contatti quasi nulli.

A quel punto il dubbio è inevitabile:
“Se ho il sito, perché non mi trovano?”
Oppure, ancora più diretto: “A cosa serve, se tanto nessuno lo vede?”

Partiamo da un punto importante: non c’è nulla di sbagliato in questa domanda.
Il problema non è porsela, ma immaginare che il sito, da solo, basti a farsi trovare.

Il sito non è una calamita

Uno degli equivoci più diffusi è pensare che il sito funzioni come una calamita: lo metti online e, in qualche modo, le persone iniziano ad arrivare. In realtà non funziona così, e non perché il sito sia fatto male o perché manchi qualcosa di tecnico.

Il sito non attira le persone.
Il sito le accoglie.

È un punto di arrivo, non un punto di partenza.

Aprire un sito è molto simile ad aprire un negozio fisico. Se lo apri in una strada che nessuno percorre, puoi avere un interno curato e un’offerta valida, ma le persone non entreranno semplicemente perché non sanno che esisti.

Online succede la stessa cosa.

Come arrivano davvero le persone su un sito

Le persone non navigano a caso sperando di imbattersi nel tuo sito.
Arrivano sempre da qualche parte ben precisa.

Nella pratica, il percorso è quasi sempre questo:

  1. nasce un bisogno o un dubbio
  2. cercano informazioni
  3. confrontano le alternative
  4. solo alla fine arrivano sul sito

Se il tuo sito non è presente nei punti in cui avviene la ricerca o la scoperta, resterà invisibile, anche se è online da mesi.

Google: il primo punto di passaggio

Il primo canale da cui le persone arrivano è quasi sempre Google, comprese le mappe. Quando qualcuno cerca un’attività, un servizio o una soluzione, parte da lì.

Google cerca di capire una cosa molto semplice: chi mostrare a chi, nel momento giusto.
Per farlo ha bisogno di segnali chiari:

  • cosa fai
  • dove lavori
  • per chi sei utile

Se queste informazioni non sono chiare o non sono collegate bene al sito, Google non sa quando proporti. E se non lo sa, semplicemente non lo fa. Non è una penalizzazione, è mancanza di informazioni.

In questi casi il sito esiste, ma non viene mai intercettato da chi non ti conosce già.

I contenuti: spiegare, non “fare marketing”

Un altro elemento fondamentale sono i contenuti.
Non servono a scrivere tanto, né a riempire il sito. Servono a spiegare.

Spiegare cosa fai davvero, come lavori, a chi sei utile e cosa può aspettarsi una persona che ti contatta. Ogni contenuto è come un cartello che dice: “Se stai cercando questo, qui trovi una risposta”.

Quando un sito non ha contenuti, o ha solo pagine molto generiche, succedono due cose:

  • Google ha poche informazioni per capire quando mostrarlo
  • le persone non riescono a capire se sei la scelta giusta

Di conseguenza, anche quando qualcuno arriva, spesso se ne va senza fare nulla.

Gli altri canali: social compresi

C’è poi un’altra strada fondamentale da cui le persone arrivano su un sito: gli altri canali, e qui rientrano a pieno titolo anche i social.

Molti visitano un sito perché:

  • hanno visto un contenuto sui social
  • ti seguono da tempo e vogliono capirti meglio
  • qualcuno li ha indirizzati a te

In questi casi il sito non viene trovato per caso, ma per continuità. La persona ti ha già incontrato altrove e usa il sito per approfondire, chiarirsi le idee o decidere se contattarti.

Se i social non rimandano mai al sito, o se il sito non viene mai citato come punto di riferimento, succede una cosa molto comune: le persone restano sul canale dove ti hanno scoperto e non fanno mai il passo successivo.

I social servono a farti conoscere e creare relazione.
Il sito serve a mettere ordine, spiegare bene e accompagnare alla scelta.

Perché tanti siti restano invisibili

Nella maggior parte dei casi non è un problema di grafica o di piattaforma. I siti restano invisibili perché vengono messi online e poi lasciati soli.

Succede quando:

  • non sono collegati a Google e alle mappe
  • non è chiaro da quali ricerche dovrebbero emergere
  • non hanno contenuti che li tengano vivi
  • non sono collegati ai social e agli altri canali

Il sito viene creato, ma poi rimane isolato.

La domanda che cambia tutto

A questo punto la domanda giusta non è più:
“Come porto traffico al sito?”

La domanda utile è un’altra:
“Da dove parte il mio cliente prima di arrivare al sito?”

Da una ricerca su Google?
Da un contenuto sui social?
Da una mappa?
Da un consiglio?

Quando questa risposta è chiara, anche le azioni diventano più semplici e ordinate. Senza questa chiarezza, qualsiasi tentativo rischia di essere casuale.

Il sito come centro del sistema

Il sito non è l’inizio di tutto, ma nemmeno qualcosa di inutile. È il centro. Funziona quando è collegato bene a ciò che lo circonda e quando ha un ruolo preciso nel percorso del cliente.

Se resta isolato, resta invisibile.
Se è integrato con Google, contenuti e social, inizia a lavorare davvero.

In Multi Web Negozi partiamo sempre da qui, con una preanalisi gratuita, per capire da dove dovrebbero arrivare le persone e cosa oggi impedisce al sito di essere trovato, prima di investire tempo o budget senza una direzione chiara.

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Farsi trovare online non significa fare di più.
Significa fare le cose nell’ordine giusto.

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